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Descrizione del territorio

campitello-matese-territorio2Con numerose cime prossime ai 2.000 metri di altitudine, la più alta delle quali è il Monte Miletto (2.050 metri), l’area del Matese rappresenta una delle maggiori elevazioni dell’Appennino Meridionale. La zona presenta i requisiti ideali per la costituzione di una vasta area protetta, una scarsa pressione demografica, paesi situati nelle zone periferiche, viabilità non molto sviluppata, grande estensione di ambienti naturali relativamente intatti e di eccezionale rilevanza naturalistica. In un’area relativamente ristretta si può passare rapidamente dalle pietraie semidesertiche del versante sud-occidentale alle fitte foreste di faggi delle zone centrali; dal canyon selvaggio del torrente Quirino alle praterie in altitudine del pianoro di Campitello; dalla colossale parete rocciosa del Monte Miletto ai dolci declivi orientali coperti da macchie di ginestre. L’aria tersa ed i colori brillanti tipici del Meridione, accentuano la sconfinata spaziosità che si gode da quasi tutto il Massiccio: nelle limpide giornate estive non è difficile vedere dalla vetta del Monte Miletto e da quella del Monte Mutria, non solo il Vesuvio e il Mar Tirreno, ma anche l’azzurro Adriatico oltre che la sagoma scura del Tavoliere pugliese.

La spettacolarità dei fenomeni geologici

Il Matese si individua facilmente nella sequenza appenninica per le sue particolari caratteristiche morfologiche.campitello-matese-territorio1 Da un basamento ellittico, esso si erge tra la valle del Volturno e quella del Biferno-Tammaro con pareti ripidissime e si suddivide in sommità, nel senso longitudinale, in due grandi dorsali separate da un solco centrale e di altezza sensibilmente diversa. La parete più importante è quella nord-orientale, che contiene le cime più alte: il Miletto (2.050 metri), il Gallinola (1922 metri) e il Mutria (1.822 metri). Il massiccio è parte integrante di un sistema calcareo, che continua a nord con i monti della Meta ed a sud con il monte Taburno ed il massiccio del Terminio. Il territorio carsico è, come tutti i territori di tal genere, ricco di doline, voragini, grotte, inghiottitoi con corsi d'acqua che si inabissano e ricompaiono in superficie, torrenti che si formano dai numerosi stillicidi provenienti dalle frattura delle rocce. Tra le forme carsiche sotterranee, quasi sempre in rapporto diretto con quelle superficiali, ricordiamo i cunicoli e le grotte, la più importante delle quali, il pozzo della neve, è una delle più profonde d’Italia e una delle più belle per le stupende cavità note per il loro candore. Il cunicolo ha una lunghezza di circa 4.500 metri ed uno sviluppo verticale superiore ai 1.000 metri.

Il paesaggio matesino tra montagna e pianura

Dal punto di vista percettivo, il territorio matesino è riconducibile a tre tipi di paesaggio: il paesaggio della montagna, il paesaggio della collina e il paesaggio della pianura. Nella parte più elevata del massiccio vi è la successione in sequenza delle distese boschive, dei pascoli e della roccia nuda. Nel paesaggio collinare è evidente la proprietà privata contadina, marcata dai filari alberati e dalle siepi, nonché dai terrazzamenti. Questa fascia è risultata essere l’ubicazione preferenziale dei centri abitati e rappresenta i luoghi più significativi dal punto di vista geografico. Fanno parte del paesaggio pianeggiante, invece, gli stabilimenti produttivi ed i lotti agricoli: tali segni della pianura sono legati alla mobilità, alle strade e alle ferrovie che ne costituiscono il segno preponderante.

Il Matese: un habitat di numerose specie vegetali

La vegetazione del comprensorio non si distacca molto, nei suoi caratteri generali, da quella degli altri massicci calcarei dell’Appennino centro-meridionale. Le fustaie occupano più della metà di tutta la superficie boscata e le specie dominanti sono il Faggio (Fagus sylvatica) e il Cerro (Quercus cerris) che in questi luoghi trovano ottime condizioni di clima e di terreno. Ad un’altitudine fino a 800-900 metri è forte la presenza di Cerro misto al Castagno (Castanea sativa), alla Roverella (Quercus pubescens), all’Acero campestre (Acer campestre) e al Carpino nero (Ostrya carpinifolia). Ad altitudini superiori, la foresta si presenta quasi interamente faggeta: impera il Faggio sia sotto forma di alto fusto, sia a ceduo più o meno degradato; si uniscono ad esso l’Acero (Acer opalus), l’Acero di monte (Acer pseudoplatanus) ed il Frassino (Fraxinus excelsior).

…ed animali

La fauna selvatica presente nell’area è molto variegata sia tra gli uccelli che tra i mammiferi. Numerose sono le specie di volatili segnalate in questo territorio come l’Aquila reale stazionaria (Aquila chrysaetos), della quale sono stati individuati alcuni nidi seppur non occupati; tuttavia è probabile che una o due coppie siano presenti in questa zona montuosa. Da sottolineare inoltre la presenza della Ghiandaia (Garrulus glandarius), del Tordo bottaccio (Turdus philomelos), della Tortora (Streptopelia turtur) ed infine dello Storno (Sturnus vulgaris), una delle poche specie in aumento, soprattutto come nidificante. I mammiferi a maggior diffusione sono invece la Donnola (Mustela nivalis) - che è diffusa in tutta l’area probabilmente con incrementi localizzati e legati a particolare abbondanza delle risorse trofiche - e la Volpe (Vulpes vulpes), unica tra i mammiferi carnivori ad essere presente durante l’innevamento anche a quote estreme. Sul Matese è stata inoltre rilevata la presenza di alcuni esemplari di Lupo (Canis lupus) riuniti in due gruppi. Il Massiccio, attenendosi a considerazioni ecologiche generali potrebbe risultare popolato da un maggior numero di individui che, allo stato attuale delle osservazioni, non è stato possibile accertare.